Roccasparvera: storia della porta della Valle Stura

A pochi chilometri da Borgo San Dalmazzo, arroccato sui primi promontori della Valle Stura si trova un paese ricco di storia: Roccasparvera. Come si può facilmente intuire dal suo nome questo significa Rocca dello Sparviero.

Questa cittadina, che oggi conta circa 700 residenti, ha un lungo passato e qui si sono alternate molte genti e si sono combattute numerose battaglie. Ma procediamo con ordine.

In epoca romana in questo luogo sorgeva un castrum (accampamento) denominato ”Rochae Sparvariae” che probabilmente venne costruito su un antico insediamento di una tribù ligure: i Veneni. Dell’epoca romana in queste zone sono stati trovati reperti databili tra l’89 a.C ed il 42 a.C.

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Roccasparvera – Vista sulla Rocca

In merito ai Romani va citato anche l’abitato di Piano Quinto, frazione di Roccasparvera, il cui toponimo rimanda all’Antica Roma. In epoca augustea infatti la Valle Stura venne invasa e conquistata dalle legioni del console Marco Quinto Flacco, che durante l’avanzata verso Demons (Demonte), vi aveva probabilmente stabilito un accampamento, che in seguito divenne una mansio (stazione di riposo e approvvigionamento) permanente. Secondo un’altra teoria nei pressi di questo centro si trovava la quinta pietra miliare che si contava da Pedona (Borgo San Dalmazzo) a Demons (Demonte).

Sappiamo inoltre che da Roccasparvera transitava l’importante Via Galliarum (Via delle Gallie), un’importante via commerciale romana usata per gli scambi con la Francia meridionale. Questa collegava Vinoleum (Vignolo) con Demons (Demonte), passando appunto per Roccasparvera e poi risaliva la Valle Stura per raggiungere la Gallia transalpina.

Tuttavia il primo documento ufficiale in cui si parla della cittadina di Roccasparvera risale al 1028 ed è proprio durante il Medioevo che Roccasparvera assume una grande importanza, come ”porta” della Valle Stura. All’XI secolo risale anche la costruzione dell’importante castello, che si ergeva maestoso sulla rupe che sovrasta l’abitato.

Valle Stura Roccasparvera castello
Roccasparvera – Nel castello

La rocca venne fortemente fortificata proprio nell’XI secolo e fu eretta una cinta muraria sul lato opposto al fiume Stura, mentre venne sfruttata la parete rocciosa sul versante del fiume come difesa naturale. Il perimetro delle mura era controllato da tre porte con torri d’avvistamento. Nel corso dei 500 anni successivi il sistema difensivo venne ampliato e perfezionato.

Il castello era la punta di diamante di un sistema difensivo composto da quattro fortezze. Le due più piccole sorgevano su delle alture naturali: una si trovava nella frazione San Martino e venne eretta nel 1122, mentre la seconda sorgeva in località Motta, nei pressi della frazione Castelletto e fu costruita nel 1130. L’ultima delle quattro fortificazioni era denominata Solaria e si trovava in località Citella Gentile e venne costruita nel 1174. Purtroppo di queste costruzioni sappiamo davvero poco; pare che fossero delle case fortificate (motte), più che vere e proprie fortezze.

Nel 1163 Roccasparvera passò sotto il dominio del Marchese di Saluzzo Manfredo I, che lo cedette in feudo. Il marchesato di Saluzzo mantenne il possesso su queste terre fino al 1259, quando passò sotto il dominio angioino. Del feudo di Roccasparvera facevano anche parte i territori di Gaiola, Moiola, Rittana e Valloriate. Nel 1275 cade la dominazione angioina sul Piemonte ed il Marchese di Saluzzo recupera i suoi vecchi feudi, tra cui Roccasparvera.

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Roccasparvera – Particolare delle antiche mura

Nei primi anni del 1300 ancora uno scambio tra i Marchesi di Saluzzo e gli Angiò che riprendono il dominio su queste terre. Il 1356 è un anno molto importante per la cittadina in analisi, poiché è proprio in quest’anno che Franceschino Bolleris, Monsignore di Salmour, si distingue in battaglia e viene premiato dagli Angiò diventando signore di Roccasparvera.

In seguito i Bolleris diventano Castellani di Demonte, ma terranno sempre molto a cuore il feudo di Roccasparvera, fino alla conquista da parte dei Savoia, avvenuta nel 1559.

A ricordo di quel glorioso periodo oggi resta ben visibile la porta Bolleris (o Porta Burela), che è sopravvissuta alle lotte e alle ingiurie del tempo. Questo era il principale dei tre accessi a Roccasparvera e si trova nella odierna parte alta della cittadina. Questa costruzione era parte delle mura che un tempo si estendevano a valle verso il fiume Stura, di cui oggi purtroppo non resta più traccia. La porta invece si presenta ancora in buono stato di conservazione, grazie anche ad un restauro eseguito alla fine dell’Ottocento.

Valle Stura Roccasparvera castello Porta Bolleris
Roccasparvera – Porta Bolleris in inverno

Questo ingresso fu realizzato nel XIII o XIV secolo con pietre di fiume e giri di mattoni in terracotta che avevano lo scopo di sostenere meglio la struttura. A quel tempo la porta era circondata da un profondo fossato e vi si poteva accedere solo tramite un ponte levatoio, che poteva essere alzato per difendere l’abitato in caso di incursioni nemiche. Osservando attentamente la porta possiamo ancora notare gli incastri che sostenevano gli ingranaggi in ferro battuto che facevano parte del ponte levatoio. Ancora oggi è possibile transitare sotto il suo arco ed è naturale pensare a tutte le persone che da lì sono passate nel corso dei secoli.

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Roccasparvera – Porta Bolleris in primavera

Questa era a tutti gli effetti la porta di ingresso alla Valle Stura, passaggio obbligato per le merci da e per la Francia, che qui venivano esaminate e per cui si riscuotevano i pedaggi dai viandanti che vi transitavano. In alcuni documenti questa viene anche denominata anche Porta de Demunt.

Il castello non ebbe una vita lunga, né facile, infatti restò in piedi solo per 500 anni e venne più volte seriamente danneggiato e restaurato. Tra le incursioni più feroci si ricorda quella dei Saraceni, avvenuta nel X secolo, che misero a ferro e fuoco Roccasparvera e molti altri paesi della bassa Valle Stura e della Valle Grana. A ricordo di questo fatto possiamo osservare il promontorio roccioso che si erge di fianco al Santuario della Madonna delle Grazie, che ancora oggi viene denominato ”dei Saraceni”.

Il castello vide la sua definitiva fine nel 1559, quando venne distrutto dalle truppe sabaude cuneesi, in un feroce scontro. A quel tempo Roccasparvera era sotto il dominio della casata francese degli Angiò. A difesa della fortezza vi erano un migliaio di soldati francesi, che poco poterono contro le ben più numerose forze dei cuneesi, che diedero alle fiamme il castello e lo distrussero completamente, facendo una carneficina delle truppe angioine. In quel momento Roccasparvera passò sotto il dominio dei Savoia e privata del suo castello perse quell’importanza strategica che aveva acquisito sotto i Bolleris.

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Roccasparvera – Ingresso del cunicolo sotterraneo

Il castello di Roccasparvera è stato nei secoli strategicamente importante ed anche se la struttura in superficie è andata quasi del tutto distrutta, eccezion fatta per qualche resto di muro, si possono ancora osservare molti dei cunicoli che si estendevano sotto di esso.

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Roccasparvera – Cunicolo sotterraneo

Alcune di queste vie di fuga permettevano, dai sotterranei del castello, di passare sotto le mura e si estendevano fino al fiume Stura; questo avrebbe permesso ai nobili che vi abitavano una sicura via di fuga lontano dai pericoli della battaglia. Questi cunicoli erano percorribili anche a cavallo, per rendere la fuga più rapida. Attualmente sulla rocca è ancora ben visibile uno degli ingressi e qualche decina di metri di una di queste vie di fuga.

Valle Stura Roccasparvera castello cunicolo
Roccasparvera – Parte del cunicolo sotterraneo

In epoca più recente si ricorda ancora un episodio importante: nel 1744, durante l’incursione dei gallo-ispanici nel corso della guerra di successione austriaca (1740-1748), i roccasparveresi combatterono con coraggio e forza gli invasori, anche se non riuscirono a fermarne l’avanzata verso Cuneo.

Insomma in questa cittadina si respira ancora l’aria del Medioevo e di tutte le genti che di qui sono transitate nei secoli e nella sua architettura si ritrovano ancora molti particolari di quell’epoca lontana.

Ricerche e articolo di Diego Robresco

FONTI:

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