Vetta sul Mare

Quanto abbiamo desiderato quella cima?

Dalla prima volta che l’abbiamo avvicinata in primavera non abbiamo fatto altro che parlarne. E sì che è un rilievo ben modesto, per chi come noi vive vicino alle Alpi – ma che significa “modesto”? Il valore di un’esperienza, così come la bellezza di una montagna, si misura forse in dislivello percorso ed in metri di altitudine?

A quanto pare questo approccio va per la maggiore, ma per noi non funziona così. Un luogo deve saperci parlare, innanzitutto, e questo può accadere ovunque. Il Monte Acuto ci ha subito trasmesso sensazioni intense, anche se mesi fa siamo dovuti restare ben lontani dalla sua cima per via di un temporale imminente. Per noi, amanti sì della Montagna, ma altrettanto del Mare nelle sue stagioni più selvagge, l’idea di poter osservare dall’alto le onde blu costituiva una promessa irresistibile.

E allora ci abbiamo riprovato in autunno inoltrato, a inizio novembre, in una giornata caratterizzata da un vento che raramente abbiamo incontrato. Decisamente poco avvezzi alle raffiche ma incoscienti come gabbiani ci siamo lanciati in cresta, con la vetta da raggiungere fissa davanti agli occhi e piantata nel cervello. Sapevamo che non saremmo tornati indietro, che sarebbe stata la giornata giusta. Il vento ha complicato non poco il cammino, dato che a parte in pochi punti riparati dalle rocce tutto il percorso è molto esposto, ma non abbiamo lasciato perdere.

Ora riflettendoci mi domando quale forza spinga noi camminatori a proseguire, a volte. Perché non rimandare a giorni più facili? Perché insistere, anche se le condizioni non sono ottimali? Non siamo certo persone imprudenti, ma a volte soprattutto io perdo la testa, e da buon Ariete quando parto non mi fermo.

In questo caso il premio non si è fatto attendere troppo: dopo un sentiero di rocce calcaree piuttosto infide da calpestare, ecco finalmente un po’ di buona terra morbida, ed infine l’agognata cima. Il Monte Acuto: 735 m di altitudine. Per chi ha superato i 2500 m pochi weekend prima, che sarà mai? E invece no. Questo orizzonte così diverso da quelli a cui siamo abituati ci commuove. Dietro di noi le montagne, le vette innevate delle Alpi Liguri che ci fanno pensare alla nostra casa, ma davanti a noi l’immensità del Mare che rapisce sogni e pensieri e li porta lontano.

Qui non conta più nulla. Tutto il carico di negatività assortite che mi sono trascinata dietro lo getto al vento: ci pensi lui a portarlo al mare, a disperderlo tra quelle onde irrequiete. Loro sapranno cosa farne, delle parole suggerite dal rancore, delle preoccupazioni che mi aspettano a casa, di tutto quanto non mi permette di essere serena come vorrei. Non mi libero di tutto, ma quasi, e capisco che nei giorni a seguire sarò un po’ più leggera.

Ci dispiace fermarci poco in vetta, ma il vento si fa sempre più forte, e non avendo davvero le ali dei gabbiani ma dovendo camminare sotto le sue frustate torniamo sui nostri passi. Lo sguardo continua a tornare alle spalle, al Mare, mentre la neve distante che ora abbiamo di fronte si tinge di arancione, di rosa e di rosso nell’incendio del tramonto.

Per una descrizione più tecnica dell’itinerario, con inclusa traccia GPX, potete leggere il mio articolo in merito su Nakture.

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