Una storia per Samhain

La ruota dell’anno gira, e per festeggiare questo momento di passaggio ho deciso di condividere con i miei lettori un’antica leggenda di una valle che amo moltissimo, la Valle Grana.

Se mi seguite con costanza saprete che ho un forte legame con questa valle, tanto piccola quanto incantevole. Una valle piuttosto stretta, dove la poca pianura iniziale lascia presto spazio a cime rocciose e relativamente aspre; fitti boschi ricoprono le pendici dei monti, e talvolta dove non ci sono alberi sono le pietre a farla da padrone, creando forme uniche e all’apparenza inverosimili.

Proprio un luogo spoglio e ricco di grandi rocce è sede di molte leggende.

Il posto in questione si chiama Pian delle Basties, ed è situato dopo le ultime due borgate della valle, Chiappi e Chiotti, verso il Santuario di San Magno. Qui ora passa la strada asfaltata, un tempo sentiero; sicuramente l’asfalto ha tolto un po’ di fascino al Pian, se non altro perché lo si attraversa in pochi secondi e se non si presta attenzione non si notano le sue caratteristiche rocce.

Tra le tante rocce che fanno da guglie a questo piccolo spiazzo pianeggiante, la più grande e quindi quella che lo contraddistingue è il Bec ‘d San Giacu, che da millenni veglia quel piccolo pianoro. Questo ed altri massi, così si narra, erano luogo di osservazione prediletto delle masche, che vi salivano in cima ed osservavano coloro che passavano lungo la via sottostante. Nel caso in cui non vi fosse nessuno a disturbarle, le masche sfruttavano il pianoro per le loro danze sfrenate. I Pian o Bal d’le Masche sono qualcosa di molto presente nelle nostre vallate, e nello specifico in Valle Grana sembra che ve ne sia almeno uno se non due per ogni comune – che valle incantata sarebbe, altrimenti?

Le leggende narrano di astuti montanari sfuggiti per un pelo ai malevoli spiriti che volevano “ammascare” loro o il loro bestiame, ma più che su questo aspetto (senz’altro più recente) delle storie vorrei concentrarmi appunto sulle danze delle masche.

Pian delle Basties è un pianoro di esigue dimensioni, circondato da punte rocciose. Passandovi in auto mentre si sale al Santuario, come accennavo prima, non si coglie il suo fascino – ma a piedi, credetemi, è tutta un’altra storia. Abbiamo avuto occasione di passarvi poche settimane fa, sulla via del ritorno da uno stupendo giro ad anello nei luoghi circostanti. Era già l’imbrunire, la nebbia aleggiava tutto intorno, ed eccoci d’un tratto in mezzo alle rocce secolari. Non esagero dicendo che transitandovi si ha quasi la sensazione di trovarsi all’interno di un vero e proprio cerchio di pietre, qualcosa di antichissimo e sacro. La zona è poi frequentemente avvolta da nebbie o addirittura nubi basse, soprattutto in autunno, proprio come nel giorno che ci siamo passati noi. L’atmosfera è quella di un luogo sospeso tra i mondi, e nel tempo. Quale posto migliore, dunque, per celebrare la Natura e gli Antenati?

Oggi qui in basso piove, ma lassù sono quasi certa che stia nevischiando tra le nuvole che avvolgono i boschi e le rocce. Stanotte, maltempo o no, le masche si assicureranno di non essere disturbate dai viandanti, scenderanno dai loro rifugi di pietra e danzeranno intorno ad un fuoco scoppiettante. Danzeranno per il nuovo anno sacro, per la Natura martoriata, per la Rinascita della loro Valle.

E magari qualcuno, passando lì vicino, non avrà paura del vento sollevato dalle danze, non tremerà nel sentire i versi di uccello notturno delle loro grida sguaiate, anzi: scorgendo quelle ombre agitate sorriderà, chinando il capo, e renderà grazie a queste anime guardiane che da sempre, da prima della superstizione che le volle malvagie, vegliano sulle montagne e su chi le attraversa.

Felice Samhain a tutti.

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Bibliografia:

“Le chiavi del silenzio – Luoghi e leggende di una valle alpina” di Simona Giordano e Cristiano Sorzana

Immagine:

Masche, da Invalmaira.it

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