Dal sogno alla realtà… al sogno

Un anno passato a sognare una cima, che pensavo sarebbe stata la mia prima mentre in realtà è stata la terza. Un anno di transizione, una transizione certo non finita, una transizione che mi ha portata e mi sta portando in posti che non avrei immaginato.

E poche domeniche fa l’arrivo su quella cima, con una difficoltà che non avevo previsto, soprattutto nella parte finale dell’ascesa. A mettermi in crisi sono state delle roccette, come le ha definite il nostro amico Paolo quando gli abbiamo raccontato la nostra avventura; le roccette sono una serie di massi affioranti dal terreno erboso che costituiscono una sorta di scalinata naturale, imprevedibilmente ripida per noi che avevamo sempre osservato la vetta dal basso. E sono proprio ad un soffio dalla cima, quando ti illudi che il grosso della fatica sia ormai alle spalle. Niente di più sbagliato: la sfida, non con la montagna ma con te stesso, inizia qui.

Avvicinamento al Monte Tajarè (1654 m)
Avvicinamento al Monte Tajarè (1654 m)

Come ci è stato fatto notare, le roccette conferiscono un tocco vagamente alpinistico al finire dell’escursione; ed in effetti l’arrivare su solo grazie all’aiuto del mio compagno, senza il quale sarei senz’altro tornata indietro, usando quasi più le braccia delle gambe, è stata un’esperienza inusuale. Il già debole sapore della conquista svanisce di fronte al ridimensionamento portato dalla montagna: non siamo niente, possiamo pochissimo. Eppure quel poco è già molto per me.

Abbracciare quella cima è stata un’emozione intensa e brevissima, subito messa in secondo piano da ciò che ho scorto oltre di lei: un’altra vetta, senz’altro più dolce, poco più alta. La felicità dell’essere arrivati qui, di aver realizzato un piccolo grande sogno, è al tempo stesso amplificata e smorzata dallo spettacolo che ci troviamo davanti. Inizio subito a pensare alla prossima cima, di nuovo stupendomi di me stessa, mai prima d’ora interessata alle vette.

Vista su Rocca Calera, Rocciaia e Alpe (1796 m)
Vista su Rocca Calera, Rocciaia e Alpe (1796 m)

E allora si cominciano nuovi almanacchi, si studiano nuovi percorsi, e si pensa a quando si potrà andare. Non era in programma per quest’anno, ma d’altra parte cosa, tra tutto ciò che ho fatto, era in programma?

Ogni volta che raggiungo un obiettivo, più o meno pianificato, mi sento grata nei confronti di alcune persone. Questa volta più che mai la mia gratitudine va al mio Sarvan Diego, che mi ha letteralmente portata alla cima, aiutandomi in maniera più fisica che mai quando ero in crisi totale. Ringrazio anche Stefania, della cui infinita pazienza ho approfittato una volta di più chiedendole consigli sulla via migliore da percorrere – ero decisamente insicura in merito a questa ascesa, probabilmente perché questa è una montagna speciale per me: grazie per il supporto! I ringraziamenti di entrambi, come d’abitudine, vanno al nostro caro Paolo, forse il nostro più grande sostenitore quando si tratta di camminate in montagna. Abbiamo poi scoperto che proprio quella domenica era anche lui a Valloriate, pochi km più a valle di noi – in linea d’aria eravamo praticamente a qualche centinaio di metri di distanza. A volte, le sinergie…

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