Le Battaglie della Gardetta

L’alta Valle Maira è un posto molto apprezzato dagli amanti delle escursioni: con i suoi innumerevoli itinerari offre una gran scelta per tutti i gusti. Molti avranno sicuramente notato le tracce di storia tuttora visibili sul suo territorio, soprattutto quelle relative al secondo conflitto mondiale. In questo articolo ci concentreremo in particolar modo sulla zona della Gardetta, meta apprezzata da escursionisti e bikers.

La zona della Gardetta è da secoli terra di battaglie, poiché è situata a due passi dal confine con la Francia e si trova in una posizione strategica. Il toponimo Gardetta indica infatti un presidio di guardia, un luogo elevato che permette l’osservazione da lontano. Il famoso pianoro e le zone limitrofe erano già fortemente militarizzate nel 1700 e facevano parte di quella linea difensiva che copriva le valli Stura, Maira e Varaita.

Il 1744 fu un anno davvero importante per questi luoghi e per la città di Cuneo: è infatti a quell’anno che risale il sesto assedio di Cuneo, nel contesto della guerra di successione austriaca (1740-1748). Nell’estate di quell’anno i francesi e gli spagnoli, alleati contro il Regno di Sardegna, discesero la Valle Stura passando per il Colle della Maddalena ed arrivarono nella zona dei laghi di Roburent, proseguirono verso nord e varcarono il Colle del Maurin l’11 luglio, scendendo a Chiappera.

Il 16 luglio giunsero a Saretto e ad Acceglio francesi e spagnoli presero strade diverse: questi ultimi, guidati da don Pedro Garcia Arteaga, risalirono il Vallone di Unerzio, con l’intento di conquistare il Passo della Gardetta ed il pianoro attaccando da ovest. I francesi, invece, proseguirono la discesa della valle ed il mattino del giorno successivo arrivarono a Prazzo e risalirono il Vallone di Canosio. Qui le truppe si accamparono, nella piana intorno a Canosio e Marmora. Il generale conte di Lautrec prese cinque battaglioni e risalì il vallone fino al Colle del Preit, con l’intento di conquistare i colli intorno alla Gardetta. Questa zona era strategicamente importante poiché si trova al crocevia delle valli Maira, Grana e Stura.

La sera del 17 luglio del 1744 i cinque battaglioni francesi, giunti al Colle del Preit, trovarono l’eroica difesa di un battaglione sardo-piemontese, che con coraggio e tenacia resistette all’attacco delle truppe del conte di Lautrec. I difensori avevano eretto, a poche decine di metri dallo scollinamento, un muro a secco alto circa un metro e mezzo, utilizzando i massi presenti nella zona, sbarrando la strada, e ci si erano appostati dietro con i fucili. Quando i nemici furono a portata di tiro aprirono il fuoco. Nello scontro morirono un centinaio di soldati francesi e quindi il generale ordinò alle sue truppe di ripiegare.

Muro del Colle del Preit
Muro difensivo del Colle del Preit

Nel corso della stessa notte il conte di Lautrec mandò una pattuglia in ricognizione ed i soldati francesi scoprirono che i piemontesi avevano abbandonato la difesa del colle; infatti questi ultimi avevano lasciato le loro posizioni per evitare un accerchiamento. I loro compagni che presidiavano il Passo della Gardetta si erano ritirati, poiché erano stati sconfitti dagli spagnoli che avevano attaccato il Colle della Gardetta dal versante ovest, risalendo il Vallone di Unerzio da Acceglio ed arrivando con facilità a Prato Ciorliero. Le esigue forze a presidio del Passo del Gardetta si ritirarono alla vista degli spagnoli, decisamente più numerosi; a quel punto anche le truppe stanziate al Colle del Preit non poterono che fare altrettanto.

All’alba del 18 luglio il conte di Lautrec con le sue truppe varcò il Colle del Preit e giunse al pianoro della Gardetta dove fece accampare i cinque battaglioni al suo comando, stessa cosa fecero le truppe spagnole di don Pedro Garcia Arteaga, giungendo al pianoro dall’altro versante. Nei giorni successivi i gallo-ispanici passarono nella zona della Bandia e compirono dei saccheggi in Valle Grana, varcando il Colle del Mulo. Gli invasori non ambivano a discendere la Valle Grana, ma i valligiani non lo sapevano e per scongiurare il pericolo danneggiarono la strada che da Castelmagno scende a Caraglio.

I gallo-ispanici tornarono al Colle del Mulo e proseguirono la loro marcia scendendo nel Vallone dell’Arma, arrivando fino a Demonte. Qui si trovarono davanti al ”Forte della Consolata”, costruito alla fine del ‘500, e fortificato nel XVII secolo, per proteggere la bassa valle e la piana cuneese da eventuali incursioni francesi. Questi timori si realizzarono il 17 agosto del 1744, quando la fortezza venne assediata, messa a ferro e fuoco ed espugnata in pochi giorni: una doccia fredda per i sardo-piemontesi, che ritenevano il forte inespugnabile. Le truppe d’invasione a quel punto ebbero strada libera e discesero la Valle Stura, arrivando in vista della città di Cuneo: era il 15 settembre 1744 e quel giorno cominciò il sesto assedio di Cuneo.

Pochi giorni dopo, il 29 settembre, arrivarono da Saluzzo le truppe sabaude inviate dal Re in supporto ai cuneesi, ed il giorno successivo, 30 settembre 1744, venne combattuta la famosa battaglia di Madonna dell’Olmo, vinta dai galllo-ispanici, che però rimasero molto indeboliti dallo scontro. Presero di nuovo d’assedio la città di Cuneo, ma il 21 ottobre, con il favore delle tenebre, levarono le tende a causa dell’imminente arrivo dell’inverno.

Quando i gallo-ispanici si ritirarono, il forte di Demonte venne restaurato, per poi essere definitivamente smantellato tra il 1796 ed il 1798 per ordine di Napoleone Bonaparte (Armistizio di Cherasco). La fortezza venne ricostruita più a monte, nel paese di Vinadio, dove possiamo osservarla ancora oggi.

A ricordo di questa invasione, nei pressi del Colle del Preit, si possono ancora osservare i resti delle difese erette dai sardo-piemontesi. Sono ancora visibili le tracce delle trincee e parte del muro a secco, che si estende per un centinaio di metri da entrambe le parti della strada. Inoltre sull’altopiano della Gardetta possiamo ancora osservare delle trune riconducibili a questo episodio, costruite dai gallo-ispanici. Alcune di queste sono ancora in buon stato di conservazione e lo stile costruttivo è ancora ben riconoscibile. Le trune erano dei semplici scavi nel terreno con una muratura in pietre a secco ed una volta ad arco e servivano come ricovero per le truppe.

Truna Altopiano della Gardetta
Truna all’Altopiano della Gardetta

Alla fine dell’Ottocento vennero costruite sull’altopiano le casermette oggi sede del rifugio, assieme ai baraccamenti del lago della Rocca La Meja e della Bandia, che costituivano le fortificazioni più a ovest della linea di difesa che partiva da Demonte, risaliva il Vallone dell’Arma e terminava proprio in queste zone. Ancora oggi possiamo passeggiare sulla rete di mulattiere, strade, sentieri e ponti erette dai militari in quest’epoca e potenziata nel corso del primo Novecento.

Le opere meglio conservate e che saltano subito all’occhio recandosi nella zona della Gardetta e nel vicino Vallone di Unerzio sono i bunker della Seconda Guerra Mondiale. Nel corso del ventennio fascista vi fu la necessità di potenziare le difese dell’arco alpino erette prima del primo conflitto mondiale, in vista dell’imminente secondo conflitto. Nel 1931 cominciò la costruzione del Vallo Alpino: un’importante serie di fortificazioni a difesa dei confini italiani, che partiva da Ventimiglia ed arrivava fino a Fiume, all’epoca parte del Regno d’Italia, oggi in Croazia.

Baraccamenti di Prato Ciorliero
Baraccamenti di Prato Ciorliero

In alta Valle Maira la fortificazione dei valichi iniziò relativamente tardi, precisamente nell’estate del 1937, e continuò per diversi anni. Il Vallo Alpino occidentale era diviso in tre zone, la prima delle quali si trovava proprio da queste parti e comprendeva le zone dell’Enchiausa, della Gardetta e della Scaletta. Vennero costruiti su tutti i passi ed i colli bunker e casematte e nei pianori, come l’altopiano della Gardetta e Prato Ciorliero, casermette e baraccamenti che servivano per l’alloggiamento delle truppe. Proprio in quest’ultimo luogo possiamo ancora osservare i resti delle caserme, che fungevano da base per l’importante difesa della Scaletta e del Passo della Gardetta. Da questo suggestivo pianoro partiva anche una teleferica, che serviva a portare i materiali fino alla cima del monte Scaletta, di cui possiamo ancora osservare i resti sia a valle che a monte.

Una di queste strutture è particolarmente interessante: l’Opera 180. Questa fortificazione si trova a poche decine di metri dallo scollinamento del Passo della Gardetta, dal lato del Vallone di Unerzio ed è ancora in buono stato di conservazione. L’Opera 180 era in cemento armato, come le altre presenti in zona, si può ancora osservare la copertura di pietre cementate nella struttura; era armata con due mitragliatrici ed un cannone anticarro ed era perciò una delle più importanti.

Opera 180
Opera 180 (sulla sinistra, sulla destra Opera 181)

Insomma in queste zone riecheggiano ancora i rumori delle battaglie che si sono combattute ed i suoi terreni sono ancora impregnati del sangue di tanti uomini, alcuni venuti da lontano e mai più tornati a casa. Questi posti oggi sono meta di escursionisti e bikers e sono atti al divertimento, ma in passato sono stati luoghi di dolore e morte ed è giusto ricordare ciò che quelle montagne hanno visto e sentito.

Per una cartina delle zone di cui si è parlato, vedere qui e qui.

Ricerche e articolo di Diego Robresco

FONTI:

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