Tornare indietro

Dopo tanti arrivi, tante piccole conquiste, un lunedì di vacanza mi trovo a tornare indietro.

Stiamo percorrendo un sentiero incredibile, sospeso tra terra e aria; un panorama che toglie il fiato e colma gli occhi di stupore; il vento che rinfresca, facendo cantare l’erba e le fronde delle betulle.

Arrivata ad un certo punto mi fermo.

Nella testa un’esplosione, l’eco di decine di voci che gridano insieme, grida di dolore, grida di paura.

In una frazione di secondo arriva la nausea, gli occhi si appannano, la testa si svuota. Tutti i pensieri spariscono per lasciare spazio ad una voce distinta che mi dice Se vuoi scendere, torna indietro ora. Rimango pietrificata. Trovo la forza di dire al mio compagno che non me la sento di proseguire, e con calma torniamo indietro. Poche decine di metri di discesa e sono tranquilla, tutto passato. Quella voce nella testa, quelle sensazioni, quasi un ricordo sbiadito.

Osserviamo, col mio compagno, che il tempo sembra essersi dilatato all’inverosimile durante la salita per poi tornare al suo scorrere normale nella discesa. Abbiamo avuto entrambi, senza parlarci,  l’impressione di trovarci in una sorta di oscillazione temporale che ci ha fatto perdere la cognizione delle ore, per poi catapultarci bruscamente nel loro andamento solito. Curioso, ma neanche spiacevole, in fin dei conti.

Sono i brividi che continuano a percorrermi le spalle e le braccia a rammentarmi quanto successo poco prima.

Ma cosa è successo?

Ho avuto un assaggio della montagna che respinge, dopo aver trovato tante volte la montagna che accoglie? Ho incontrato una forza immensa che non voleva essere disturbata, quantomeno non da noi, non quel giorno? Troppo facile imputare il tutto ad un banale attacco di panico legato alla ripidità dei pendii sottostanti. So cosa ho sentito, e non era la “semplice” paura di cadere. Piuttosto qualcosa di profondo, generato dall’istinto, direi quasi ancestrale. Al ritorno lasciamo una grossa quarzite trovata lungo il sentiero vicino ad un vecchio pilone votivo, sede di offerte di pellegrini e passanti nei secoli scorsi, e forse più indietro ancora, quando ancora il pilone non c’era. Siamo grati di essere tornati, oggi più che mai, e sentiamo di dovere qualcosa agli spiriti del luogo.

Ho indugiato a lungo sui pensieri portati da questa esperienza. In montagna ci sono tornata subito, senza timore e senza, in effetti, esperienze negative. Ma per giorni ho continuato a ritrovarmi quel sentiero davanti agli occhi quando cercavo di dormire. Non l’ho mai sognato, ma la sua immagine mi è rimasta stampata nella testa; non se ne va, e ogni tanto ancora torna, con il suo carico di emozioni contrastanti.

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